Non faccio tanti mestieri. Faccio lo stesso mestiere in posti diversi
Ma tu che lavoro fai ?

C'è una domanda che prima o poi qualcuno, chi con un sorriso quasi accondiscendente, chi veramente curioso, o chi con aria sufficiente, mi fa: «Ma tu, esattamente, ( e quell'esattamente di solito ha un tono cadenzato tipo una sottolineatura ) che lavoro fai?». Reprimendo il vaffanculo ,( che vuoi o non vuoi nella mia testa è sempre dietro l'angolo pronto ad affacciarsi anche per cose banali figuriamoci per una domanda così, vorrei dirvi che è Tourette ma... no, secondo il mio doc sono solo un po' stronzo) mi resta estremamente difficile rispondere . Il problema è che se rispondo facendo l'elenco sembra che abbia passato la vita senza riuscire a decidermi: ho fatto radio e televisione, teatro, comicità, musica, regia, ho scritto tre libri e continuo a mettere in piedi cose nuove. Detta così sembra il curriculum di uno che ogni cinque anni si è rotto le palle del mestiere precedente, oppure di uno di quelli che sulla bio scrivono sette professioni separate da una barra (che secondo alcuni fa figo , sono un x( al posto della X metti qualsiasi termine che in inglese indichi una professione) SLASH Y ( fai per Y il solito esercizio di sostituzione fatto per X) ed è un problema , poi io l'unico Slash che conosco è quello dei Guns and Roses quindi non ho neanche gli strumenti per utilizzare sta roba. In realtà io non ho mai avuto la sensazione di fare sette mestieri diversi, io ne faccio uno , l'Artista, cambio solo gli strumenti con i quali esercito questa professione.
Tanti strumenti per svitare il solito bullone
Me ne sono accorto soprattutto negli ultimi anni, forse perché quando hai abbastanza strada dietro (Ok ok è una bella frase per dire che ho un' età, ma cribbio fatemi usare qualche metafora poetica ogni tanto ) puoi finalmente guardarla senza essere ossessionato da quella che devi ancora percorrere. Una trasmissione radiofonica, una serata a teatro, una canzone, una regia, una battuta o una pagina de L'asino che ragliava meglio, apparentemente sono oggetti completamente diversi, hanno tecniche diverse, pubblici diversi e perfino tempi diversi. Eppure, prima di diventare ciò che vedete, partono quasi sempre dallo stesso gesto: guardare una cosa, cercare di capire che cosa c'è dentro quella cosa e trovare il linguaggio giusto per restituirla agli altri.
Un comico osserva la realtà e la deforma quel tanto che basta per mostrarne una parte che normalmente non vediamo. Un autore fa qualcosa di molto simile, soltanto che può permettersi una pagina invece di dieci secondi (Il che alle volte è un bene alle volte è un male) . Un regista prende un pensiero e deve trasformarlo in spazio, ritmo, luce, movimento, silenzio, mentre una canzone deve riuscire a infilare una cosa enorme dentro pochi minuti senza dare l'impressione di averla compressa con WinZip (esiste sempre winzip si ? Scusate ma ve l'ho detto: ho una strada percorsa abbastanza lunga ...). In radio hai la voce, in televisione hai anche l'immagine, sul palco hai soprattutto la presenza e il pubblico davanti, ma il lavoro che viene prima è sorprendentemente simile: i capire cosa raccontare e trovare il modo perché arrivi dall'altra parte.
La comicità mi ha insegnato forse la versione più brutale di questa regola, una battuta non è che accetta molte spiegazioni. Puoi averla scritta benissimo, essere convinto che sia intelligente, raffinata e costruita con precisione svizzera, ma se la dici e nessuno ride hai ricevuto una recensione decisamente chiara ( per un comico il silenzio è il FAI CAGARE più urlato che esista). La regia mi ha insegnato invece che il significato non sta soltanto nelle parole, qualche volta basta spostare una pausa, cambiare un ingresso o lasciare mezzo secondo in più di silenzio e la stessa frase diventa un'altra cosa. La musica aggiunge ancora un'altra possibilità, perché ci sono cose che riesco a mettere in una canzone e che, dette normalmente, mi sembrerebbero perfino imbarazzanti e se non ci credete ascoltate Amore e Bugie . Non sono mestieri senza relazione fra loro, sono strumenti diversi per risolvere lo stesso problema.
Lo strumento non fa il mestiere
Anche L'asino che ragliava meglio è nato così. Non ho deciso improvvisamente di diventare scrittore mettendo una nuova targhetta sulla porta, avevo una parte della mia storia che aveva bisogno di uno spazio diverso per essere raccontata. La neurodivergenza, gli anni passati a capire perché certe cose che per altri sembravano naturali per me funzionassero diversamente, gli errorii e perfino i modi abbastanza creativi che avevo trovato per sopravvivere a me stesso non stavano dentro una canzone di tre minuti e nemmeno dentro una battuta. Avevano bisogno di pagine, tempo e memoria, così il linguaggio è diventato quello del memoir. La professione, almeno per come lo vivo io, è e rimane quella roba li : prendere qualcosa che conosco perché ci sono passato dentro e cercare una forma nella quale possa diventare comprensibile anche a qualcun altro.
È la stessa ragione per cui Do You Remember? non è, per me, semplicemente uno spettacolo sugli anni Ottanta e Novanta. Se volessi soltanto mettere in fila vecchie sigle, oggetti scomparsi e canzoni che conosciamo tutti, basterebbe una playlist con qualche fotografia, un po' di ballerine sculettanti luci e audio a palla e di roba così in giro ce n'è quanta ne vuoi, ma quello chevoglio io è capire cosa succede quando mettiamo il presente accanto al passato. Cosa ci siamo dimenticati davvero, cosa ricordiamo meglio di come fosse, cosa abbiamo guadagnato e cosa abbiamo perso senza accorgercene. Lì entrano il teatro, la musica, la comicità, la memoria, la conduzione e la regia, non perché io abbia bisogno di infilare tutto quello che so fare dentro novanta minuti,( anche se , lo ammetto , il farlo,riuscendoci , mi fa sentire decisamente figo, e fatemi pettinare un goccino il mio ego su! ) ma perché sono gli attrezzi che servono per costruire quella storia.
La Stand Up Therapy è un evoluzione del mio percorso
Persino Stand Up Therapy, che sto costruendo come evoluzione di questo percorso, nasce dallo stesso principio. Non dall'idea che una battuta curi qualcuno, ma dall'esperienza accumulata usando l'umorismo per avvicinarmi a cose che, dette in maniera diretta, diventano più difficili. Il comico lo sa da sempre: qualche volta puoi entrare in una stanza attraverso una porta che una frase seria troverebbe chiusa. Anche qui non sto cambiando mestiere, sto cercando di capire fino a dove può arrivare uno degli strumenti (La risata) che uso da una vita.
Forse per questo mi sta sempre più stretto il racconto di chi «fa tante cose». L'artista poliedrico , ma poliedrico un par di ciufuli! Sembra un complimento, ma in realtà divide una storia che per me è sempre stata una e crea anche un equivoco pittoresco : se oggi pubblico una canzone divento un cantante, se domani parlo del libro divento uno scrittore, se salgo sul palco torno comico, se lavoro dietro le quinte sono regista. Sarebbe come sostenere che un falegname cambia professione ogni volta che prende dalla cassetta un attrezzo diverso. Il martello non è il mestiere, il cacciavite non è il mestiere e nemmeno la sega, fortunatamente, altrimenti con il mio curriculum avremmo un problema difficile da spiegare.
Per brevità : Artista
A cinquantacinque anni mi annoia abbastanza l'idea di trovare una definizione abbastanza larga da contenere tutto. «Artista» probabilmente è quella più comoda, ma anche quella è soltanto una parola e le parole professionali hanno il difetto di trasformarsi facilmente in recinti,del resto c'è scritto in ogni contratto , per brevità chiamato Artista, per brevità come se quella singola parola contenesse ,in breve , un mondo . Mi affascina invece molto di più riconoscere il filo che tiene insieme quello che ho fatto, perché quel filo mi permette anche di capire quello che voglio fare domani. Possono cambiare il palco, il mezzo, la forma, il pubblico e perfino il progetto, ma continuo a partire dallo stesso posto: osservo qualcosa che mi riguarda o che succede intorno a me, provo a capirla, poi cerco il linguaggio migliore per raccontarla.
Qualche volta viene fuori una battuta, qualche volta una canzone, qualche volta uno spettacolo, una regia o un libro. Probabilmente verranno fuori ancora cose che oggi non so nemmeno nominare e va bene così, perché ho capito che non devo scegliere quale dei miei mestieri voglio fare da grande.
Il mestiere l'ho già scelto da parecchio tempo.
Ogni tanto cambio soltanto attrezzo.
Andrea Magini – autore, attore e cantautore italiano.
Scrive di spettacolo, musica e narrazione contemporanea




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