top of page

Ho fatto un video completamente falso per raccontare qualcosa di vero

andreamagini
16 ore fa
Tempo di lettura: 7 min


Andrea Magini e il tema del confine tra realtà, intelligenza artificiale e rappresentazione nel videoclip Amore e bugie.

La Ferrari non esiste

Nel video di Amore e Bugie il mio protagonista guida una Ferrari. Lusso, Una Roma patinatissima, ambienti bellissimi, una vita perfetta. C'è soltanto un particolare: è tutto finto ! Non esiste la Ferrari (si ok esiste poco anche in Formula 1 ultimamente, visti i risultati, ma preferirei non aprire parentesi dolorose nel mio blog ) non esistono quelle situazioni, non esiste praticamente nulla di quello che lo spettatore sta guardando, perché ho scelto, in maniera deliberata ovviamente, di realizzare il videoclip interamente con l'intelligenza artificiale e di farlo bello, patinato e soprattutto falsissimo. Non volevo usare l'AI per fingere di aver girato un video che non potevo permettermi; volevo che la bugia fosse non solo il tema del video e della canzone ma il video stesso fosse una bugia eclatante.

La sorpresa arriva alla fine del video. Perché finché dura la canzone accettiamo quella realtà, anche sapendo benissimo che è costruita, poi l'illusione crolla e il nostro protagonista (finto anche lui) porta la Ferrari all'autonoleggio e riprende un tram. Era tutta una bugia, esattamente come quelle di cui parla la canzone. Ho usato uno strumento capace di costruire una realtà inesistente per raccontare una canzone nella quale un uomo costruisce una realtà per la persona che ama: «Ti tingo il mondo per vederti ridere». La domanda che mi son posto e che vi pongo non è se la bugia fosse giusta o sbagliata, ma qualcosa di un po' più scomdo: se le emozioni che una bugia provoca sono vere, quanto è falsa quella bugia? ( lo so sembra una supercazzola alla Marzullo detta cosi ma datemi fiducia un attimo )


Adesso qualcuno si innamora davvero di una persona che non esiste

Il 13 settembre è stato pubblicato The Arc of Artificial Romance, uno studio di Yixin Chen e Alexis Hiniker sulle relazioni romantiche fra giovani adulti e AI companion. È una ricerca qualitativa molto piccola, appena 16 persone, quindi piano col dire che «i giovani si stanno fidanzando con l'intelligenza artificiale» . Però proprio le esperienze raccontate da quelle sedici persone aprono ad un ragionamento: alcuni partecipanti descrivono benefici soggettivi, maggiore benessere e perfino nuove capacità sociali; altri raccontano una relazione difficile da abbandonare e un minore interesse verso relazioni sentimentali con persone reali. In alcuni casi cambia persino ciò che si aspettano da un futuro partner umano.

Qui l'affare si ingrossa dicono in maremma, perché l'interlocutore artificiale possiede una caratteristica che nessun essere umano potrà mai garantire: può essere costruito intorno a te. Ti ascolta quando vuoi essere ascoltato, risponde quando vuoi una risposta, si adatta a ciò che dici, non ha una giornata storta perché ha litigato con qualcuno, non arriva a casa incazzato per il traffico e soprattutto non ha quel fastidioso difettuccio tipico delle persone reali: una vita che non ruota intorno alla tua. È una forma estrema di personalizzazione applicata a qualcosa che, fino a ieri, consideravamo per definizione non personalizzabile: l'altro, insomma non vorrei andare troppo oltre con la citazione ma ..."E' creato a nostra immagine e somiglianza" comincia ad avere un senso diverso

Insomma il punto non è più soltanto se sia possibile innamorarsi di un'intelligenza artificiale ma: che cosa stiamo cercando quando diciamo di voler essere amati?


Il problema delle persone vere è che non sono state scritte per noi

Una persona vera può fraintenderti, annoiarti, contraddirti (cosa che fa incazzare chiunque), deluderti, non capire una cosa che per te era evidentissima e capire perfettamente quella che avresti preferito nascondere ( e mai una votla che sia il contrario eh!). Può amarti e contemporaneamente non comportarsi come vorresti. Anzi, di solito una parte consistente di qualsiasi relazione sta proprio nel tentativo estremamente complicato di far convivere due esseri umani che non sono stati progettati l'un per l'altro e che devono continuamente negoziare la linea di confine fra ciò che desiderano, ciò che mostrano e ciò che realmente sono.

Amore e Bugie nasce lì. Il protagonista non mente per costruirsi un'amante, fregare qualcuno o vivere una doppia vita, mente perché pensa che alcune bugie possano tenere in piedi il mondo della persona che ama. È moralmente discutibile, naturalmente, e proprio per questo è interessante. «L'amore è un trucco che ci viene bene, una bugia che ci tiene ancora insieme»: non è un'assoluzione sia chiaro, è l'ammissione che nelle relazioni la verità raramente arriva pura e incontaminata. Ci raccontiamo, ci proteggiamo, omettiamo, addolciamo, scegliamo il momento, qualche volta diciamo «va tutto bene» quando non va bene niente.

A questo punto l'AI non inventa il problema. Lo porta soltanto all'estremo. Perché per la prima volta possiamo avere davanti qualcosa che non si limita a raccontarci una realtà adattata a noi ma è l'AI stessa che si adatta a noi non ci dice una bugia divena la bugia .


Anche io ho passato anni a costruire una versione presentabile di me

Mentre pensavo a questo articolo, mi è tornato in mente L'asino che ragliava meglio. ( E quì i più maliziosi potrebbero pensare che questo paragrafo dell'articolo sia una marchetta per pubblicizzare il mio libro, no non lo è, però visto che il discorso ci sta ne parlo , e visto anche che in questo blog ci sono tanti contenuti tutti rigorosamente gratuiti se proprio devo scegliere un libro per argomentare scelgo il mio ! ),Il libro non parla di intelligenza artificiale, parla della mia vita e della neurodivergenza, e quindi di una cosa molto più antica: il rapporto fra quello che siamo e la versione di noi che presentiamo agli altri. Per molti anni ho sviluppato strategie, adattamenti, modi di stare nelle situazioni e di rispondere alle aspettative senza avere ancora le parole con cui oggi riesco a leggere quella parte della mia storia.

Non chiamerei tutto questo «bugia». Adattarsi non significa mentire, e il masking non è una sceneggiatura costruita per fregare chi abbiamo davanti. Ma quell'esperienza mi ha insegnato quanto sia fragile la distinzione fra identità e rappresentazione: possiamo mostrare qualcosa di autentico scegliendo però cosa mostrare, possiamo comportarci in un certo modo perché abbiamo imparato nel tempo che è quello atteso, possiamo addirittura diventare bravissimi a interpretare una versione di noi stessi senza per questo smettere di essere noi.

D'altra parte faccio un mestiere nel quale questo paradosso è praticamente la materia prima.


Forse non vogliamo sempre la verità

Credo che qui Amore e Bugie, L'asino che ragliava meglio e questa piccola ricerca sulle relazioni con gli AI companion finiscano, senza essere nati per farlo anche perchè quando ho scritto l'Asino e Amore e Bugie non sapevo che sarebbe uscita questa ricerca , non prevedo il futuro , nella stessa stanza. Non dicono la stessa cosa, ma pongono tutti un problema sul confine fra ciò che è autentico e ciò che è costruito. Soprattutto ci obbligano a mettere in discussione l'idea, senza dubbio rassicurante che noi desideriamo sempre la verità.

Non è così . Vogliamo certamente sapere di non essere ingannati sulle cose importanti, ma vogliamo anche essere rassicurati, capiti e qualche volta protetti. Vogliamo che chi ci ama sappia dirci la verità, ma possibilmente non alle sette e venti del mattino mentre siamo in mutande davanti allo specchio. Chiediamo sincerità e contemporaneamente inventiamo da millenni formule sociali per impedire alla sincerità di circolare completamente libera, perché una società nella quale tutti dicessero sempre esattamente ciò che pensano probabilmente durerebbe fino all'ora di pranzo ed è una previsione ottimistica.

Un AI companion porta questa contraddizione in un territorio nuovo. Se so che non è una persona, non posso dire che mi stia ingannando semplicemente perché è artificiale. Ma se comincia a darmi esattamente il tipo di relazione che desidero, allora ,forse sto incontrando una versione sempre più sofisticata dei miei bisogni? E soprattutto, dopo essermi abituato a un interlocutore costruito anche intorno alle mie aspettative, quanto sarò ancora disposto a sopportare quella quantità di attrito, incomprensione e imprevedibilità che porta con se una persona vera?

Lo studio appena pubblicato non può rispondere a domande così grandi e sedici esperienze possono farci vedere un fenomeno ma di certo non ci dicono dove stia andando l'umanità. Però possono costringerci a formulare bene la domanda.


Ho costruito una bugia per vedere se riuscivo a raccontare una verità


Quando ho deciso di realizzare il videoclip di Amore e Bugie interamente con l'intelligenza artificiale, quindi, non volevo fare una dimostrazione tecnologica. Avevo già lavorato artisticamente con l'AI in Valzer per cuori stanchi e non avevo bisogno di dimostrare che fosse possibile generare belle immagini. Come ho già detto in incipit visto che la canzone parla di una realtà modificata per amore, il video doveva fare esattamente la stessa cosa con lo spettatore. Doveva tingergli il mondo per qualche minuto.

Per questo doveva essere bello. Doveva esserci una Ferrari che non possiedo, una Roma che sembra uscita da una pubblicità, una vita più elegante della mia e un protagonista perfettamente a proprio agio dentro tutto questo. Se fosse stato brutto, l'inganno non avrebbe funzionato. Se avessi messo dall'inizio un cartello con scritto «ATTENZIONE: È TUTTO FATTO CON L'AI», avrei spiegato il trucco prima di farlo. Volevo invece che chi arrivava fino alla fine scoprisse che il video aveva fatto esattamente ciò che raccontava la canzone.

Ti aveva mostrato una bugia.

Il paradosso è che oggi, pochi mesi dopo, leggendo di persone che costruiscono vere esperienze sentimentali con interlocutori artificiali, quella scelta mi sembra raccontare qualcosa di ancora più grande della canzone. Stiamo entrando in un tempo nel quale sarà sempre più difficile utilizzare soltanto vero/falso per descrivere ciò che viviamo, perché potremo avere immagini false che provocano emozioni vere, personaggi inesistenti ai quali raccontiamo cose autentiche, identità costruite che contengono parti profondamente reali di noi.

Forse la domanda che dovremo imparare a farci non sarà soltanto «è vero?».

Sarà anche: «che cosa sta facendo di vero dentro di me?»



Andrea Magini – autore, attore e cantautore italiano.

Scrive di spettacolo, musica e narrazione contemporanea


 
 
 

Commenti


Tutti i contenuti di questo sito sono rilasciati su licenze Common Creative e possono essere divulgati con citazione della fonte e dell'autore, è vietato il riadattamento e l'uso commerciale

bottom of page