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La satira non è un’offesa, è uno specchio. E se non ti piace quello che vedi, il problema non è il comico

  • andreamagini
  • 23 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Illustrazione editoriale sulla satira come specchio del potere, articolo di Andrea Magini

Ogni volta che qualcuno mi chiede se oggi la satira sia diventata un problema, sorrido. La risposta è semplice: no, la satira non è mai il problema. Semmai, è il problema di chi la subisce e non ha né gli strumenti né il coraggio per reggerla. Dopo anni passati tra microfoni, palcoscenici e parole, ho imparato una verità fondamentale: la satira non attacca l’uomo, attacca il potere. Quando sembra colpire un individuo, in realtà sta mettendo a nudo il ruolo che quell’ individuo occupa in un preciso momento storico.


Per me la satira è un termometro della democrazia. Dove funziona, significa che la società è abbastanza sana da accettare di essere osservata anche con ironia. Dove invece viene vissuta come un’aggressione, quasi sempre c’è un potere fragile, nervoso, insicuro. Avete notato? Chi ha un potere grande e strutturato, della satira se ne frega. A tremare sono i poteri intermedi, quelli che hanno bisogno continuo di legittimazione. È lì che la battuta diventa “offesa” e l’ironia viene scambiata per attacco personale.


La satira usa il ridicolo per mettere a nudo il potere ma non confondiamoci: il ridicolo non è un insulto, è uno strumento narrativo. Serve a mostrare una crepa, una contraddizione, una postura innaturale. La satira non inventa nulla, accende semplicemente la luce dove altri preferirebbero il buio. Ed è proprio questa luce che dà fastidio.


C’è poi un punto per me non negoziabile. Il bersaglio della satira non è mai l’uomo privato. Non mi interessa chi sei a casa tua; mi interessa cosa rappresenti quando parli, quando decidi, quando governi. Confondere il ruolo con la persona è una scorciatoia comoda per chi vuole spostare il discorso sul piano emotivo ed evitare il merito. È una tecnica vecchia, ma funziona sempre con chi non vuole rispondere nel merito.


Se la satira ti dà fastidio, quasi sempre è perché sta funzionando. Ti costringe a guardarti allo specchio. E se non ti piace l’immagine riflessa, prendertela con il comico è solo un corto circuito che finisce per renderti, paradossalmente, ancora più satirico.


La satira non è un fastidio da tollerare, né una licenza da concedere. È una funzione culturale necessaria, come il teatro civile o la canzone d’autore. In un’epoca che accorcia tutto — tempi, frasi, pensieri — resta uno degli ultimi spazi in cui si può dire qualcosa di scomodo con intelligenza, senza bisogno di urlare. Chi sa ridere di sé è forte. Chi non lo sa fare continuerà, volente o nolente, a regalarci ottimo materiale su cui lavorare.


Questo testo nasce da una lunga intervista radiofonica che mi ha fatto Play Sound ,trasmissione di Alessandro Carugini in onda ogni martedì su Radio Incontro. La versione integrale è disponibile nel video incorporato qui sotto.


Andrea Magini – autore, attore e cantautore italiano.

Scrive di spettacolo, musica e narrazione contemporanea



 
 
 

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