Beatrice Venezi non è il problema. Il problema è la tifoseria culturale
- andreamagini
- 26 gen
- Tempo di lettura: 3 min

C’è una cosa che mi deprime profondamente, e non riguarda Beatrice Venezi. Riguarda tutti noi. Riguarda quel meccanismo, tutto italiano, per cui l’arte, invece di restare ciò che deve essere — un linguaggio alto, libero, universale — viene trascinata nel fango della tifoseria politica. Diventa un vessillo. Un pretesto. Un palco secondario dove non si celebra la musica, ma l’appartenenza.
A Pisa, città governata dalla destra, è stata invitata Beatrice Venezi al Teatro Verdi a dirigere la Carmen di Bizet. Ora, Carmen è Carmen: non è una serata mondana, non è una “scelta identitaria”, non è un evento di rappresentanza. È un monumento assoluto, un’opera che appartiene al mondo, non a un partito. E proprio per questo, vedere ciò che si è mosso attorno a questa scelta mi ha lasciato un senso di disagio profondo.
Perché quello che ho visto non è stato un dibattito musicale, non è stata curiosità culturale, non è stato nemmeno semplice entusiasmo. Ho visto il tifo da stadio. Ho visto gente che non sa nulla di musica — e va bene, nessuno nasce imparato — e che non sa nulla nemmeno della Carmen, della sua storia, del suo significato, del suo scandalo, esultare come se si fosse segnato un gol, o imprecare come se si fosse preso un gol.
E qui bisogna dirlo chiaramente: Carmen non è un trofeo. Carmen non è “una direzione prestigiosa”. Carmen è un’opera che parla di libertà, di desiderio, di disobbedienza, di tragedia. È un’opera dove la protagonista non si comporta “come si deve”, non chiede permesso, non accetta di essere proprietà di nessuno. Carmen è l’opposto della rispettabilità. È una figura esplosiva, modernissima, pericolosa.
Davvero chi fa tifo sa cos’è la Habanera? Sa che quella musica non è “bella” e basta, è ipnotica, sensuale, inquietante? Sa che Don José non è un eroe romantico ma un uomo che precipita nella distruzione? Sa che Escamillo non è solo un motivo da fischiettare ma la maschera pubblica del potere virile? Sa che l’opera finisce con un femminicidio, con la morte di una donna colpevole soltanto di essere libera?
Oppure stiamo facendo, come al solito, quello che facciamo sempre: prendiamo un capolavoro e lo riduciamo a scenografia. Un sottofondo elegante per una foto, un simbolo da sventolare, un’occasione per dire “questa è una vittoria culturale”.
Ma una vittoria di chi? Di cosa?
Qui il punto è semplice: non stanno applaudendo Bizet. Non stanno entrando dentro Carmen. Stanno applaudendo un simbolo. Stanno usando un direttore d’orchestra come si usa una bandiera. E questo, culturalmente, è un turpiloquio.
E allora lo dico con chiarezza: Beatrice Venezi non è il problema. Il problema non è lei come musicista e direttrice, né la sua carriera, né i suoi problemi alla Fenice. Il problema è il contesto che la trasforma in un’icona politica invece che in un’interprete. Il problema è l’arte asservita. È l’opera lirica trattata come conferenza stampa. È il teatro ridotto a passerella ideologica.
Perché l’arte funziona solo quando è libera. Quando è scomoda. Quando non appartiene. Quando non viene chiamata a certificare nessuno. Carmen non è un evento “della destra” o “della sinistra”. Carmen è un coltello nella società. E se la trasformiamo in curva, se la trasformiamo in applauso preventivo, se la trasformiamo in tifo, allora abbiamo perso tutto.
Il problema, in fondo, non è la politica che entra nell’arte. La politica c’è sempre stata. Il problema è quando l’arte smette di essere arte e diventa un accessorio, una vetrina, un oggetto di consenso. Quando il pubblico non ascolta più, non guarda più, non studia più: applaude perché “è dei nostri”.
Ecco, questo per me è il disastro. Perché se anche Bizet diventa una bandiera, se anche l’opera diventa una tribuna, se anche la cultura diventa soltanto rappresentazione, allora non ci resta più niente.
Rimane solo la scenografia. E un Paese che fa il tifo senza capire
Andrea Magini – autore, attore e cantautore italiano.
Scrive di spettacolo, musica e narrazione contemporanea
Se ti interessa approfondire il mio lavoro di scrittura, qui trovi la mia bibliografia completa. Libri di Andrea Magini





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